{"id":2467,"date":"2019-09-16T15:48:17","date_gmt":"2019-09-16T13:48:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.parrocchiavolvera.it\/?page_id=2467"},"modified":"2019-12-04T15:08:56","modified_gmt":"2019-12-04T14:08:56","slug":"cappella-della-consolata","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.parrocchiavolvera.it\/?page_id=2467","title":{"rendered":"Cappella della Consolata"},"content":{"rendered":"<div id=\"fb-root\"><\/div>\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"http:\/\/www.parrocchiavolvera.it\/wp-content\/uploads\/d16d45c0-9669-4a03-bb37-035cc743d93f-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2354\" srcset=\"https:\/\/www.parrocchiavolvera.it\/wp-content\/uploads\/d16d45c0-9669-4a03-bb37-035cc743d93f-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.parrocchiavolvera.it\/wp-content\/uploads\/d16d45c0-9669-4a03-bb37-035cc743d93f-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.parrocchiavolvera.it\/wp-content\/uploads\/d16d45c0-9669-4a03-bb37-035cc743d93f-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.parrocchiavolvera.it\/wp-content\/uploads\/d16d45c0-9669-4a03-bb37-035cc743d93f-400x300.jpg 400w, https:\/\/www.parrocchiavolvera.it\/wp-content\/uploads\/d16d45c0-9669-4a03-bb37-035cc743d93f.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ecco la prima chiesa delle frazioni. L\u2019edificio \u00e8 stato costruito, cos\u00ec come ricorda una lapide sulla facciata, nel 1849 da Gioanni Lorenzale in un piccolo spazio adiacente la strada Antica di Pinerolo, quasi al confine con Rivalta, per iniziativa della \u00ab<em>famiglia Crivello, che ne rimase proprietaria sino al 1879, <\/em>[e]<em> pass\u00f2 poi all\u2019illustre ed egregia famiglia Cavassa<\/em>\u00bb. In una relazione del 1894 sullo stato della parrocchia, scritta dal parroco don Michele Tosa in occasione di una visita pastorale, sono riportate alcune brevi notizie su questa \u00ab<em>cappella lontana un due miglia dal paese dedicata alla Madonna della Consolata, di propriet\u00e0 privata ma ad uso pubblico delle cascine dette della Gerbola<\/em>\u00bb, con l\u2019annotazione che \u00ab<em>tra i proprietari ed abitanti vicini si tien pulita e decente<\/em>\u00bb ed in cui si reca a \u00ab<em>dir messa per viaticare i malati in quei dintorni, far loro Pasqua ed a chiusura del mese mariano con un sermoncino<\/em>\u00bb. Sono invece di diverso tenore le annotazioni del parroco don Sebastiano Capello che nel 1904, dopo aver confermato quanto gi\u00e0 riferito dal suo predecessore, scriveva: \u00ab<em>Da due anni a questa parte, si cominci\u00f2 a far la festa della Consolata, festa per\u00f2 che non ridonda a gloria di Dio e di Maria Vergine Santissima, ma a loro offesa gravissima. La messa non \u00e8 che un pretesto, e la fanno servire a pravi lor fini gli organizzatori della festa. In essa avvi il ballo pubblico, quest\u2019anno cominciarono a portarsi albergatori ambulanti e col tempo non tarder\u00e0 a <\/em>[\u2026 degenerare]<em>. Il sottoscritto, ben conoscendo che tal festa non avrebbe attecchito se non la si copriva col manto della religione, rifiutossi di mandarvi una Messa. Ma con suo rincrescimento deve denunziare il fatto doloroso di altre parrocchie che senza il preavviso al sottoscritto si portano a celebrare tanto il giorno della festa quanto il d\u00ec successivo per consumare il Sacramento, che, certo senza facolt\u00e0, conservarono per quella giornata, impartendo ben anco la benedizione<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A seguito del trasferimento della famiglia Cavassa, nel 1918 la cappella fu acquistata dall\u2019Avvocato Stefano Bertolini che la affid\u00f2 alla figlia e, insieme, si impegnarono tenacemente a regolarizzare la posizione canonica e giuridica della chiesetta e a promuoverne un suo devoto utilizzo da parte dei \u201cgerbolini\u201d i quali, come si legge in un lungo memoriale scritto da <em>t\u00f2ta <\/em>Camillina Bertolini, \u00ab<em>circondarono sin da principio la cappella di un amore sentito che mai venne a meno<\/em>\u00bb e, anzi, \u00ab<em>si intensific\u00f2 portando tanto incremento di vita religiosa attorno ad essa da ottenere poi che la cappella diventasse la pubblica chiesina della frazione <\/em>[e] <em>minuscolo santuario della intera regione circostante<\/em>\u00bb, ingrandendosi \u00ab<em>gradatamente di una piccola sacrestia, di un grazioso campanile e di un giardinetto<\/em>\u00bb su cui, successivamente, fu poi costruita una piccola tettoia. Il riconoscimento canonico della Cappella della Consolata, come \u00ab<em>chiesina pubblica della Frazione con tutte le facolt\u00e0 inerenti<\/em>\u00bb, fu firmato dall\u2019Arcivescovo di Torino Maurilio Fossati nel gennaio 1938 e, qualche mese dopo, la medesima fu eretta civilmente in Ente morale e dotata di personalit\u00e0 giuridica con uno specifico provvedimento inserito nelle leggi e decreti dell\u2019allora Regno d\u2019Italia. \u00ab<em>Da allora in poi<\/em> &#8211; scrive Camilla Bertolini &#8211; <em>la chiesina<\/em> [\u2026] <em>ebbe la sua regolare amministrazione con a capo il Reverendo Parroco<\/em> [di Volvera \u2026 e] <em>membri, duranti in carica due anni,<\/em> [\u2026] <em>scelti fra gli abitanti della frazione che sempre manifestarono considerazioni ed amore nel compito<\/em>\u00bb, sia per \u00ab<em>la parte maschile quanto la parte femminile<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo scritto, \u00ab<em>fra le persone il cui nome merita essere particolarmente ricordato<\/em>\u00bb, elenca: Tonda Rosa che \u00ab<em>sia come Rettrice, due anni, sia come nei parecchi anni in cui fu Segretaria, dimostr\u00f2 sempre verso la casa della Madonna un affetto ed una dedizione particolare<\/em>\u00bb; Giorgis Matilde, una \u00ab<em>umile lavoratrice dei campi<\/em> [che, nella primavera 1940,] <em>volle fare donazione dell\u2019unico suo piccolo patrimonio familiare: un campicello situato nei pressi<\/em>\u00bb della chiesetta; don Stefano Allamanno, don Pietro Fiora e il canonico Giovanni Battista Antonietti che, dalla vicina parrocchia di Orbassano e d\u2019intesa con quella di Volvera, hanno provveduto per tanti anni alle celebrazioni feriali e festive; il parroco don Amilcare Merlo che dopo la scomparsa del canonico Antonietti, cappellano della frazione Gerbole di Volvera dal 1941, si assunse in prima persona \u00ab<em>il funzionamento della cappellina nei giorni festivi<\/em>\u00bb senza tralasciare di organizzare, oltre ad altre particolari attivit\u00e0 di preghiera e devozione, \u00ab<em>con l\u2019aiuto di brave signorine e bravi giovani<\/em>\u00bb gli incontri di catechismo \u00ab<em>per la preparazione alla prima Comunione e Cresima<\/em>\u00bb e le attivit\u00e0 di un piccolo oratorio festivo. Il memoriale ricorda anche alcune particolari celebrazioni in occasione delle visite pastorali nel mese di maggio 1934 e settembre 1937; dell\u2019erezione della Via Crucis nel 1938; del 13 luglio 1949 per accogliere la Madonna Pellegrina; dell\u2019estate 1959 con la visita di Monsignor Beltramino, vescovo e missionario della Consolata in Africa, contribuendo a sviluppare l\u2019utilizzo e \u00ab<em>la vita della piccola chiesa, che si intensific\u00f2 sempre pi\u00f9<\/em>\u00bb, fino a renderla insufficiente per gli abitanti delle frazioni, che nel frattempo si erano notevolmente popolate per i nuovi insediamenti, determinando la decisione di costruire nel 1979 la nuova chiesa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel suo scritto, <em>t\u00f2ta <\/em>Bertolini si chiede perch\u00e9 sorse questo minuscolo santuario della Consolata riferendo che \u00ab<em>il ricordo dei vecchi della frazione non precisa il motivo, ma fu nel complesso un omaggio di gratitudine verso Maria<\/em> [\u2026] <em>sotto il titolo per cui si sente maggiore devozione. Il buon popolo piemontese, legato da particolare affetto e riconoscenza alla Consolata, ha voluto in ogni tempo far sorgere nelle campagne, piccole cappelle in suo onore, quasi umili e semplici raffigurazioni del caro grande Santuario di Torino<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A sostegno di questa annotazione sulla devozione e il legame dei volveresi con la Consolata di Torino si possono elencare altre prove, a partire dal buon numero di sacerdoti e suore del nostro paese che hanno scelto di svolgere come \u201cmissionari della Consolata\u201d il loro ministero. L\u2019immagine della Consolata \u00e8 raffigurata su alcuni piloni campestri, anche se non in tutti in modo conforme all\u2019iconografia ufficiale, ed \u00e8 esposta come icona di devozione in tante nostre abitazioni. I quadri ex voto e i cuori votivi, anche se ora dopo le spogliazioni vandaliche sono rimasti pochi, sistemati sui muri della cappella e che \u00ab<em>incorniciano la nicchia donde sorride la statua<\/em>\u00bb della Consolata che un tempo, come racconta il memoriale, era anche \u00ab<em>adorna di piccoli oggetti preziosi di cui le spose e le madri le fanno reverente omaggio<\/em>\u00bb. Nel \u201cLibro dei conti della Confraternita\u201d si legge di una spesa pagata nel lontano 1746, dopo la scampata epidemia di bestiame che aveva colpito il paese (quella che determin\u00f2 la scelta di santa Maria Maddalena come Patrona di Volvera), \u00ab<em>pel voto fatto alla Santissima Consolata di Torino<\/em>\u00bb e portato processionalmente, cos\u00ec come suggerito dal parroco don Antonio Genesio, per essere depositato tra i tantissimi ex voto del Santuario di cui uno, particolarmente curioso e in grado di attirare subito l\u2019attenzione dei visitatori, ha un particolare legame con Volvera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si tratta della barca che, appesa al soffitto della galleria degli ex voto, sembra volare con tanto di scafo panciuto, cannoni, carena, poppa quadra e tre alberi con le vele ammainate; un ex voto molto grande, forse cos\u00ec grande per ben rappresentare l\u2019infinita riconoscenza di chi l\u2019ha offerto. Le cronache raccontano che \u00ab<em>nell\u2019anno 1715 Giuseppe <\/em>[Sclopis] <em>della Volvera, di professione chirurgo, ed Anna Maria torinese di lui consorte, navigando da Genova a Napoli, per tre volte in questo viaggio col patrocinio di Maria Consolatrice si salvarono dal naufragio in mare<\/em>\u00bb, affrontando grandi tempeste. Da Napoli decisero di recarsi a Roma per visitare le Sacre Basiliche, e di nuovo in questo viaggio grazie alla protezione della Consolata si salvarono non solo da un\u2019altra tempesta, ma anche dal rischio di essere catturati dai pirati Turchi. \u00ab<em>Dovendo poi per li loro interessi ripigliare il viaggio da Roma a Napoli, nel 1716 caddero miserevolmente al 20 d\u2019Agosto negli agguati de\u2019 pirati Algerini, essendo allora Anna Maria incinta di sei mesi, e condotti schiavi in Algeri<\/em>\u00bb dove furono venduti \u00ab<em>a due de\u2019 pi\u00f9 potenti di quella barbara Repubblica<\/em>\u00bb. Addolorati per la separazione, la perdita del figlio e la condizione di schiavit\u00f9, si votarono nuovamente alla Consolata loro protettrice e, in modo inaspettato, ritrovarono ben presto la libert\u00e0 grazie al riscatto pagato dalla Congregazione dei Padri Trinitari della Redenzione di ben 3.200 lire piemontesi. Trasportati a Marsiglia, \u00ab<em>intrapresero il cammino per Torino, ove giunsero alli 9 di Luglio dell\u2019anno 1717 a rendere le dovute grazie alla Consolata<\/em>\u00bb e, a prova \u00ab<em>autentica dell\u2019inaspettata miracolosa protezione della Vergine appesero nella Cappella un ben architettato modello d\u2019una nave consimile a quella da cui erano stati miserabilmente depredati<\/em>\u00bb.<br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ecco la prima chiesa delle frazioni. 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