I Cenacoli

INNO 2016/19 – Testimoni dell’Amore

NUOVO INNO: LA VERA GIOIA (Frisina)

Puoi aprire qui il testo del cenacolo di gennaio 2020

La Lussuria

Carissimi, l’inizio del mese di Gennaio ci fa voltare la pagina dell’anno e del nostro cammino sui vizi capitali. Ci addentriamo nel vizio della lussuria; forse uno dei più difficili da comprendere nel nostro contesto culturale in cui sembra essere ammesso tutto ciò che riguarda la sfera del piacere, dell’appagamento sensibile, dei sentimenti e delle relazioni. Ci accorgiamo che proprio su questi temi la nostra società senza tabù – e in particolare i giovani – perdono la serenità e la gioia. Come afferma don Fabio Rosini “La lussuria fondamentalmente è superficialità. La lussazione è quando un’articolazione prende una posizione sbagliata, va fuori mira, esce dalla sua posizione. Allora cosa vuol dire? Che la lussuria desidera una persona solo per la sua epidermide. Lo sguardo del lussurioso offende, è uno sguardo avido, predatore… Le persone sono molto più importanti come unità globale, del loro stesso corpo. Il corpo – che è un dono che anche Dio ha voluto condividere – può diventare una trappola dove non ne capiamo il senso, il valore. Un corpo non è mai solo un corpo, è sempre una storia, una persona, una sensibilità, un’attesa, ferite, consolazioni che bisogna fornire”. Ci faremo accompagnare nella riflessione da un articolo del professor Alessandro D’Avenia apparso sul Corriere lo scorso anno, che sfiora l’argomento ma può essere utile per tutte le generazioni. Il titolo del testo è “La manutenzione dell’amore”: forse tutti dovremmo mettere mano a qualche aggiustamento ai livelli del cuore.  Buon incontro!                                                                                     don Alessandro

Iniziamo con il Segno di croce

Preghiera (letta da chi conduce l’incontro… chiudiamo gli occhi)

  Signore, vogliamo guardarci dentro con i tuoi occhi. Il tuo sguardo è vivo e illumina la nostra vita. Ti portiamo tutto ciò che siamo e che desideriamo, stai accanto a noi come medico che cura quella malattia dell’anima che svaluta la dignità della persona riducendola a oggetto. Aiutaci ad avere desideri e sogni alti che non rovinino la nostra chiamata alla santità, alla bellezza, alla vita. Regalaci la vera gioia!

Lasciamo almeno un minuto di silenzio.

INNO – La vera gioia (Frisina) https://www.youtube.com/watch?v=034LnZ8eMuk

  La vera gioia nasce nella pace, la vera gioia non consuma il cuore, è come fuoco con il suo calore e dona vita quando il cuore muore; la vera gioia costruisce il mondo e porta luce nell’oscurità.

  La vera gioia nasce dalla luce, che splende viva in un cuore puro, la verità sostiene la sua fiamma perciò non tiene ombra né menzogna, la vera gioia libera il tuo cuore, ti rende canto nella libertà.

  La vera gioia vola sopra il mondo ed il peccato non potrà fermarla, le sue ali splendono di grazia, dono di Cristo e della sua salvezza e tutti unisce come in un abbraccio e tutti ama nella carità. (bis)

Preghiamo con questa preghiera, alternandoci…

  Signore, aiutaci ad amare le persone che ci sono accanto così come sono, a farci dono per esse.

Aiutaci a non abusare della fiducia che l’altro ripone in noi e a non essere superficiali. 

  Insegnaci a essere affettuosi, a non ricercare unicamente ciò che fa piacere a noi.

Donaci la virtù di un cuore puro, leale, casto e trasparente.

  Non permettere che cadiamo nelle trappole dell’offesa, della volgarità, del possesso e dello sfruttamento dell’altro.

Lettore 1 (dopo la lettura lasciate un minuto di silenzio)

Ma voi non così avete imparato a conoscere il Cristo, se davvero gli avete dato ascolto e se in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, ad abbandonare, con la sua condotta di prima, l’uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli, a rinnovarvi nello spirito della vostra mente e a rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità.                     (Ef 4,20-24)

Lettore 2 (dopo la lettura lasciate un minuto di silenzio)

Alcune famiglie al completo, nonni compresi, sono sedute ciascuna attorno a una bella tavola natalizia. Una voce fuori campo pone delle domande ai singoli componenti. Chi risponde correttamente rimane, se sbaglia esce dal gioco. Quale famiglia vincerà? I primi giri di domande, mirate sull’età e gli interessi di ciascuno, vedono trionfare tutti: Dove sono andati in vacanza Ferragni e Fedez per Natale? Quanti goal ha segnato Ronaldo in questo campionato? Dove si sposerà Lady Gaga? Ma a un tratto le domande cambiano. Quale è il gruppo preferito di tuo figlio? Dove si sono conosciuti papà e mamma? Dove sono andati in viaggio di nozze? Dove lavora la mamma? Di che cosa si occupa esattamente papà? Che cosa faceva il nonno prima della pensione? Qual è la canzone preferita di tua figlia? Il libro preferito di tua sorella? Il sogno di tuo fratello? Perché papà e mamma ti hanno chiamato così? A queste domande, apparentemente più semplici, i componenti della famiglia danno risposte sbagliate o non sanno rispondere. I tavoli si svuotano. Ho rielaborato una pubblicità che mostra, amaramente, che sappiamo tutto di persone lontane e niente di chi ci sta accanto. Preferiamo le infinite e immaginarie emozioni delle relazioni virtuali alla gioia faticosa di quelle reali. Perché passiamo, in media, 24 ore a settimana con il telefono in mano e gli occhi sullo schermo e non abbiamo il tempo per parlare faccia a faccia o mano nella mano? La maggior parte delle lettere che ricevo dai ragazzi riguardano sofferenze nascoste, da casi gravi (anoressia, bulimia, dipendenze, autolesionismo) a più ordinarie, ma non meno dolorose, solitudini. I ragazzi si confidano con uno sconosciuto e io, non conoscendo le loro storie e situazioni reali, dico loro che la prima cosa da fare è parlare con i genitori o altri adulti di riferimento, ma spesso mi sento rispondere: non capirebbero, rimarrebbero delusi, non hanno tempo, mi hanno detto di non dare peso alla cosa, passerà… Ecco una delle ultime lettere ricevute: «Ho 18 anni e mi sento vuota. Scrivo, sperando che qualcuno legga l’email confusa, scritta tra lacrime salate, di una ragazza che non ne può più. Ti scrivo la sera della vigilia di Natale perché è l’ennesima vigilia che nasce piena di buoni propositi e speranze che poi vengono spezzati dai miei. Mi capita di pensare di scappare via e lasciarli con una frase: “Avete rotto un legame: adesso è andato via, irrecuperabile”. Non so come affrontare la situazione e con chi parlarne. Potrai dire che ci sono i professori: per me sono degli estranei, pronti a svalutarmi. Potrai dire che ci sono gli zii e i nonni, ma è anche a causa loro che alla vigilia di Natale mi trovo dietro allo schermo, scrivendo e sperando che la persona a cui chiedo aiuto mi legga. Potrai continuare a replicare che ho un mondo di persone con cui potrei parlare ma quelle persone non mi stanno realmente a sentire e tutte le volte che ho provato sono stata descritta come problematica, disagiata, insomma da curare. Non so più in cosa credere. Non so il significato reale di donarsi, quali siano i veri valori da seguire, cosa voglia veramente dire Natale. Non so cosa si prova a ricevere una carezza di qualcuno importante. Recentemente in una discoteca mi stavo per avvicinare al bancone per una birra, quando un ragazzo sconosciuto mi ha messo la mano sulla spalla e mi sono sentita “presente” ma, l’attimo dopo, allontanandomi da lui, mi sono resa conto che in quel tocco c’era una solitudine immensa e che non si sa realmente quale sia il significato di amore. Mi sono resa conto che la discoteca è un bordello per chi non vuole sentirsi solo il mattino dopo, al risveglio. Mi sono resa conto che non sono l’unica a essere ignorante delle basi della vita e non so a che cosa sia dovuto».

Lettore 3 (dopo la lettura lasciate un minuto di silenzio)

Tempo fa lessi un libro, molto pragmatico e semplice, di Gary Chapman, un consulente familiare: «I cinque linguaggi dell’amore». L’autore spiega che ciascuno di noi impara a riempire il proprio «serbatoio dell’amore» da bambino, sulla base dei cinque possibili modi in cui l’amore viene trasmesso nelle relazioni. Li usiamo tutti e cinque, ma ognuno ha la sua classifica e dà amore nel linguaggio con cui lo ha ricevuto, sicuro che anche l’altro parli lo stesso, ma non è così. Spesso una relazione (di coppia, d’amicizia, educativa…) non cresce perché le persone non usano l’uno il linguaggio dominante dell’altro: ciascuno fa il suo discorso amoroso che, per quanto sincero, l’altro non riesce a recepire, perché è sintonizzato su un’altra stazione. Tante relazioni si rovinano, benché ci sia impegno, semplicemente perché non si parla la lingua altrui, convinti che la propria sia l’unica. Ecco i cinque linguaggi. 1) Parole di incoraggiamento: tutta l’area delle parole di conforto e rassicurazione («figlio mio, sono fiero di te», «figlia mia, se potessi scegliere tra tutti i ragazzi del mondo sceglierei te», «sei una moglie eccezionale», «caro, hai fatto un lavoro perfetto»…). 2) Momenti speciali: vicinanza e ascolto esclusivi (eliminando ogni distrazione: cellulare, tv, giornale…), insomma dialogo con contatto visivo costante, senza interrompere, osservando il linguaggio del corpo altrui, chiedendo chiarimenti e il permesso per dire la propria opinione. 3) Doni: non grandi regali ma piccole cose e gesti frequenti e sentiti, cioè personalizzati (un biglietto affettuoso, un fiore inaspettato, un piatto speciale, una canzone azzeccata…). 4) Gesti di servizio: partecipare ai lavori di casa e non, gratuitamente, facendoli insieme (dalla lavatrice ai piatti, dal mettere i panni sporchi nella cesta a sparecchiare la tavola, dalla spazzatura alla spesa…). 5) Contatto fisico: gesti affettuosi, da una carezza data senza motivo a un abbraccio quando si rientra a casa, da un bacio sugli occhi stanchi la sera a uno sulle labbra uscendo di casa, dal prendersi per mano in pubblico al saper ascoltare il corpo dell’altro nell’intimità amorosa. Chiaramente ogni linguaggio va adattato al tipo di relazione e all’età delle persone: saper amare in fondo è imparare ad usare tutti i linguaggi con naturalezza. Avendo ognuno di noi uno o due linguaggi privilegiati, se non conosciamo quelli delle persone vicine, anche se le «amiamo», non riusciremo a farle «sentire amate». Anzi magari ci colpevolizzeremo se non rispondono, ma stiamo semplicemente parlando lingue diverse. Se l’amata preferisce il «tempo di qualità» un uomo non può cercare sempre e solo il «contatto fisico». Se un figlio ha bisogno di «parole di incoraggiamento» non serve sbrigarsela facendogli «doni». Sono esempi generici: occorre osservare, chiedere, provare, e poi stilare la graduatoria dei cinque linguaggi, propria e di ciascuno, per impegnarsi a usare quello adatto a riempire il serbatoio dell’amore altrui, uscendo dal proprio modo di amare e imparando anche gli altri: questo fa maturare sé e la relazione. Ho alunni a cui serve una mano sulla spalla, altri a cui fa bene un «sono fiero di te», ad altri devo regalare un libro e ad altri ancora offrire un caffè a tu per tu. Ognuno può ricevere amore solo nella lingua in cui riesce a comprenderlo: la porta delle persone si apre solo con la chiave adatta alla loro storia, non esiste il passepartout. E la persona, nella sua unicità, emerge e si consolida solo quando si sente dare del tu dall’amore.           Alessandro D’Avenia

Se può essere utile questa canzone in cui il vizio si presenta https://www.youtube.com/watch?v=9mOcFrmSRZw

oppure questa intervista televisiva a don Marco Pozza https://www.youtube.com/watch?v=mA400hnwjaI

Domande di riflessione (lasciare almeno 10 minuti di silenzio) e condivisione: rispetto a ciò che ho letto e ascoltato, cosa mi ha colpito in modo particolare? Quale difficoltà trovo ad affrontare questo argomento rispetto alla mia educazione e quella dei più giovani? Come faccio a scoprire il linguaggio d’amore dell’altro? Come fare a contrastare una visione iper-eroticizzata che oggi danneggia la mente, il cuore, le famiglie, le relazioni? Tra l’imbarazzo e la leggerezza, come vivere pienamente la bellezza della sessualità? Oggi la castità è ancora un valore utile?

Decina del rosario: Padre nostro insieme.

Prima di ogni Ave Maria liberamente si può proporre un’intenzione libera. Gloria al Padre

Preghiamo insieme… 

Signore Gesù Cristo, ti preghiamo, con tutto il fervore di cui siamo capaci, di concederci la grazia di perseverare e crescere ogni giorno nella vita di fede. Fa’ che poniamo un freno agli eccessi dei desideri della carne e delle ricchezze che si agitano nella nostra anima. Concedici di custodire la purezza del cuore, la grazia della temperanza, la tenerezza dell’affetto sincero. Donaci forza e coraggio nelle prove della vita e mantienici nella pace affinché siamo testimoni di bellezza e di gioia soprattutto verso i più giovani. Amen.

Segno di croce che conclude la preghiera.