I Cenacoli

INNO 2016/19 – Testimoni dell’Amore

NUOVO INNO: LA VERA GIOIA (Frisina)

Testo del cenacolo 46 maggio 2022

Accompagnare, discernere e integrare la fragilità

Carissimi, 

siamo arrivati all’ultimo incontro di quest’anno di cenacoli. Il mese di maggio è dedicato in modo particolare al rosario e alla preghiera a Maria. Vogliamo unire le nostre intenzioni in modo particolare affidando le famiglie ferite e il nuovo Vescovo Roberto affinché guidi come padre la Chiesa di Torino, di cui facciamo parte. Buon incontro!

don Alessandro

Iniziamo con il Segno di croce

Lasciamo almeno un minuto di silenzio per entrare nella preghiera.

INNO – La vera gioia (Frisina) https://www.youtube.com/watch?v=034LnZ8eMuk

  La vera gioia nasce nella pace, la vera gioia non consuma il cuore, è come fuoco con il suo calore e dona vita quando il cuore muore; la vera gioia costruisce il mondo e porta luce nell’oscurità.

  La vera gioia nasce dalla luce, che splende viva in un cuore puro, la verità sostiene la sua fiamma perciò non tiene ombra né menzogna, la vera gioia libera il tuo cuore, ti rende canto nella libertà.

  La vera gioia vola sopra il mondo ed il peccato non potrà fermarla, le sue ali splendono di grazia, dono di Cristo e della sua salvezza e tutti unisce come in un abbraccio e tutti ama nella carità. (bis)

Lettore 1 (dopo la lettura lasciate un minuto di silenzio) – SINTESI del VIII capitolo 

Il capitolo ottavo della lettera Amoris Laetitia costituisce un invito alla misericordia e al discernimento pastorale davanti a situazioni che non rispondono pienamente a quello che il Signore propone. Il Papa qui scrive usa tre verbi molto importanti: “accompagnare, discernere e integrare” che sono fondamentali nell’affrontare situazioni di fragilità, complesse o irregolari. Quindi il Papa presenta la necessaria gradualità nella pastorale, l’importanza del discernimento, le norme e circostanze attenuanti nel discernimento pastorale, e infine quella che egli definisce la «logica della misericordia pastorale». Il capitolo ottavo è molto delicato. Per leggerlo si deve ricordare che «spesso il lavoro della Chiesa assomiglia a quello di un ospedale da campo» (AL 291). Qui il Pontefice assume ciò che è stato frutto della riflessione del Sinodo su tematiche controverse. Si ribadisce che cos’è il matrimonio cristiano e si aggiunge che «altre forme di unione contraddicono radicalmente questo ideale, mentre alcune lo realizzano almeno in modo parziale e analogo». La Chiesa dunque «non manca di valorizzare gli “elementi costruttivi in quelle situazioni che non corrispondono ancora o non più” al suo insegnamento sul matrimonio» (AL 292). Per quanto riguarda il “discernimento” circa le situazioni “irregolari” il Papa osserva: “sono da evitare giudizi che non tengono conto della complessità delle diverse situazioni, ed è necessario essere attenti al modo in cui le persone vivono e soffrono a motivo della loro condizione” (AL 296). E continua: “Si tratta di integrare tutti, si deve aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale, perché si senta oggetto di una misericordia ‘immeritata, incondizionata e gratuità”(AL 297). Ancora: “I divorziati che vivono una nuova unione, per esempio, possono trovarsi in situazioni molto diverse, che non devono essere catalogate o rinchiuse in affermazioni troppo rigide senza lasciare spazio a un adeguato discernimento personale e pastorale” (AL 298). In questa linea, accogliendo le osservazioni di molti Padri sinodali, il Papa afferma che “i battezzati che sono divorziati e risposati civilmente devono essere più integrati nelle comunità cristiane nei diversi modi possibili, evitando ogni forma di scandalo”. “La loro partecipazione può esprimersi in diversi servizi ecclesiali (…) Essi non devono sentirsi scomunicati, ma possono vivere e maturare come membra vive della Chiesa” (AL 299). Più in generale il Papa fa una affermazione estremamente importante per comprendere l’orientamento e il senso dell’Esortazione: “Se si tiene conto dell’innumerevole varietà di situazioni concrete (…) è comprensibile che non ci si dovesse aspettare dal Sinodo o da questa Esortazione una nuova normativa generale di tipo canonico, applicabile a tutti i casi. È possibile soltanto un nuovo incoraggiamento ad un responsabile discernimento personale e pastorale dei casi particolari, che dovrebbe riconoscere che, poiché il ‘grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi’, le conseguenze o gli effetti di una norma non necessariamente devono essere sempre gli stessi” (AL 300). Il Papa sviluppa in modo approfondito esigenze e caratteristiche del cammino di accompagnamento e discernimento in dialogo approfondito fra i fedeli e i pastori. A questo fine richiama la riflessione della Chiesa “su condizionamenti e circostanze attenuanti” per quanto riguarda la imputabilità e la responsabilità delle azioni e, appoggiandosi a San Tommaso d’Aquino, si sofferma sul rapporto fra “le norme e il discernimento” affermando: “È vero che le norme generali presentano un bene che non si deve mai disattendere né trascurare, ma nella loro formulazione non possono abbracciare assolutamente tutte le situazioni particolari. Nello stesso tempo occorre dire che, proprio per questa ragione, ciò che fa parte di un discernimento pratico davanti a una situazione particolare non può essere elevato al livello di una norma” (AL 304). Nell’ultima sezione del capitolo: “La logica della misericordia pastorale”, Papa Francesco, per evitare equivoci, ribadisce con forza: “Comprendere le situazioni eccezionali non implica mai nascondere la luce dell’ideale più pieno né proporre meno di quanto Gesù offre all’essere umano. Oggi, più importante di una pastorale dei fallimenti è lo sforzo pastorale per consolidare i matrimoni e così prevenire le rotture” (AL 307). Ma il senso complessivo del capitolo e dello spirito che Papa Francesco intende imprimere alla pastorale della Chiesa è ben riassunto nelle parole finali: “Invito i fedeli che stanno vivendo situazioni complesse ad accostarsi con fiducia a un colloquio con i loro pastori o con laici che vivono dediti al Signore. Non sempre troveranno in essi una conferma delle proprie idee e dei propri desideri, ma sicuramente riceveranno una luce che permetterà loro di comprendere meglio quello che sta succedendo e potranno scoprire un cammino di maturazione personale. E invito i pastori ad ascoltare con affetto e serenità, con il desideriosincero di entrare nel cuore del dramma delle persone e di comprendere il loro punto di vista, per aiutarle a vivere meglio e a riconoscere il loro posto nella Chiesa” (312).

Preghiamo alternandoci

Signore, aiutaci a comprendere che i nostri limiti non sono un ostacolo alla tua misericordia.

Aiutaci a non rifiutare l’ideale del Vangelo perché ci sembra difficile da raggiungere.

Donaci il tuo Santo Spirito perché i fallimenti e le sofferenze possano trasformarsi in opportunità per migliorare noi stessi e proseguire il cammino verso la pienezza del Vangelo.

Rendici capaci di cogliere il bene che Tu spargi in mezzo alle nostre fragilità.

Lettore 2 (dopo la lettura lasciate un minuto di silenzio)

Le formulazioni di Amoris Lætitia permettono due considerazioni: a) l’accesso ai sacramenti si colloca come un momento del dialogo di discernimento e del cammino di rinnovamento: non è una norma canonica, da considerare valida per tutti, ma è un eventuale aspetto del cammino, frutto del discernimento personale e pastorale; b) bisogna valutare le singole situazioni, molto diverse tra loro, conducendo a maturazione tale scelta all’interno di un percorso più ampio che preveda un tempo determinato e la conclusione del cammino. Tale pratica potrebbe in futuro arricchire anche la coscienza della Chiesa e renderla capace di una maggiore integrazione, aprendosi a prassi di riconciliazione che potranno diventare rilevanti nello spazio ecclesiale. L’indicazione del Papa, infatti, invita a riconoscere che la questione dell’accesso dei divorziati risposati ai sacramenti ha un peso limitato, e tuttavia cambia lo sguardo e il cuore della Chiesa nella sfida contemporanea sulla famiglia. L’accesso ai sacramenti della confessione e comunione sarebbe riduttivo, se esso non si collocasse in un vero percorso di rinnovamento spirituale. In secondo luogo, la logica dell’integrazione comporta la partecipazione alla vita della Chiesa. Essa era già operante in Familiaris consortio 84, in cui Giovanni Paolo II prevedeva la partecipazione ecclesiale attiva, attraverso momenti e gesti ben precisi: a) ascoltare la parola di Dio, b) frequentare il sacrificio della Messa, c) dare incremento alle opere di carità, d) partecipare alle iniziative della comunità a favore della giustizia, e) educare i figli nella fede cristiana, f) coltivare lo spirito e le opere della penitenza, g) implorare giorno per giorno la grazia di Dio. Rimanevano tuttavia alcune limitazioni e impedimenti in ambiti particolari di testimonianza cristiana: ambito liturgico (lettore e ministro straordinario della comunione); ambito pastorale (membro consiglio pastorale ed economico); ambito educativo (catechista/educatore, padrino/madrina nei sacramenti); ambito istituzionale (insegnante di religione, direttore di uffici e organismi ecclesiali). Il testo di Papa Francesco al riguardo (che a questo proposito trascrive le indicazioni del Sinodo 2015) invita al discernimento pastorale con queste parole: «occorre discernere quali delle diverse forme di esclusione attualmente praticate in ambito liturgico, pastorale, educativo e istituzionale possano essere superate» (AL 299). È possibile dare due indicazioni previe. Le due indicazioni sono: a) il superamento di uno o più impedimenti deve restare nel quadro del discernimento personale e pastorale e quindi, in linea generale, non si può formulare un’indicazione valida per tutte le situazioni, ma si deve valutare caso per caso; b) la rimozione di tali “impedimenti” appartiene ai gesti da inserire nelle tappe di maturazione del cammino di riconciliazione. Con una sapiente pedagogia, il sacerdote può consentire a una persona, che ha veramente fatto un cammino spirituale di rinnovamento, forme diverse di partecipazione ecclesiale. Si inizierà da quelle che hanno un minore impatto ecclesiale: lettore, educatore, catechista, membro consiglio pastorale o economico.   (Nota dei vescovi piemontesi, 29/1/18)

Se vuoi, puoi guardare questo video con le parole del Papa unite alla testimonianza di una famiglia www.youtube.com/watch?v=FYKEHh-4QXw

Domande di riflessione (lasciare almeno 10 minuti di silenzio) e condivisione: Cosa mi ha colpito? Anche la nostra famiglia ha le sue fragilità. Riesco a scorgere il “bene che lo Spirito sparge in mezzo alle nostre fragilità”? Quanto sono disposto a comprendere, accogliere, perdonare e sperare? Di fronte alla tentazione di dire “sono fatto/a così, non posso farci niente”, rifletto su quale passo, piccolo e possibile, posso compiere per migliorare…

Decina del rosario: Padre nostro (insieme)

Prima di ogni Ave Maria liberamente si può proporre un’intenzione libera. Gloria al Padre

Preghiamo insieme con queste parole:

Signore Gesù, aiutaci a credere nell’amore anche nel tempo della prova. Donaci di non rinunciare mai a lottare per la nostra famiglia, anche quando il conflitto ci fa soffrire; quando il perdono ci appare difficile, lontano o impossibile da raggiungere. In Te nulla è impossibile: la Tua misericordia ci conforta, la tua Parola ci guida, la Tua presenza ci dona la speranza. Amen

Segno di croce che conclude la preghiera.