I Cenacoli

INNO 2016/19 – Testimoni dell’Amore

NUOVO INNO: LA VERA GIOIA (Frisina)

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L’Accidia

Carissimi, come è difficile vivere la gioia della Pasqua in questo tempo segnato dall’epidemia, da tanta sofferenza e dallo spavento! Abbiamo tutti nel cuore le immagini del 27 marzo da una piazza San Pietro deserta (ma riempita dalla presenza reale di Cristo) e le parole del Papa così significative e ispirate, rivolte a Dio e a tutti gli uomini: “Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del Tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri”. Anche se per un po’ dovremo stare ancora lontani, possiamo avvicinarci con la preghiera e la riflessione, con messaggi e telefonate… sostenendo l’impegno di chi è in prima linea. Anche se i cenacoli non possono incontrarsi, rimane comunque possibile unirci dalle nostre case. Sarà l’occasione per vivere questo momento personalmente o in famiglia e, chissà, in un futuro di costituire altri cenacoli. Il tema dell’accidia (meglio conosciuta come pigrizia) ci aiuta ad affrontare questa tentazione – che consiste nell’avversione all’operare, mista a noia e indifferenza – che può esserci in questo tempo sospeso. Alla “divanite” polverosa rispondiamo con la diligenza dinamica, che si può vivere anche e soprattutto nelle nostre case. Teniamoci uniti nella preghiera anche attraverso la pagina Facebook della parrocchia (che è aperta e quindi visibile a tutti) . Buon tempo di Pasqua… la speranza vinca sempre sullo scoraggiamento!                                                                                               don Alessandro

Iniziamo con il Segno di croce

Preghiera (letta da chi conduce l’incontro… chiudiamo gli occhi)

  Signore, vogliamo guardarci dentro con i tuoi occhi. Il Tuo sguardo è vivo e illumina la nostra vita. Ti portiamo tutto ciò che siamo e che desideriamo, stai accanto a noi come medico che cura quella malattia dell’anima che ci immobilizza, ci rende tristi e svogliati. Aiutaci a ricercare in Te la pace del cuore e la vera gioia!  

Lasciamo almeno un minuto di silenzio.

INNO – La vera gioia (Frisina) https://www.youtube.com/watch?v=034LnZ8eMuk

  La vera gioia nasce nella pace, la vera gioia non consuma il cuore, è come fuoco con il suo calore e dona vita quando il cuore muore; la vera gioia costruisce il mondo e porta luce nell’oscurità.

  La vera gioia nasce dalla luce, che splende viva in un cuore puro, la verità sostiene la sua fiamma perciò non tiene ombra né menzogna, la vera gioia libera il tuo cuore, ti rende canto nella libertà.

  La vera gioia vola sopra il mondo ed il peccato non potrà fermarla, le sue ali splendono di grazia, dono di Cristo e della sua salvezza e tutti unisce come in un abbraccio e tutti ama nella carità. (bis)

Preghiamo con questa preghiera…

Signore, Tu che in vita sei sempre stato operoso, aiutami a vincere la pigrizia che mi porta a scansare gli impegni quotidiani e le buone azioni. Fammi capire che la vita dello spirito è la più importante, perché è quella che mi conduce a operare il bene e a compiere il mio dovere. Che la mia vita sia una perenne lode a Te attraverso la preghiera, la meditazione e l’azione. Nulla io compia senza di Te. Tutto ciò che faccio sia riferito a Te. Aiutami a ricordarmi sempre che qualsiasi cosa faccio al mio prossimo la faccio a Te e quella che non faccio non la faccio a Te. La mia vita è colma di omissioni. Spesso mi pesa lo stesso vivere. Ma Tu solo mi dai la forza per superare tali momenti.

Lettore 1 (dopo la lettura lasciate un minuto di silenzio)

“Quando eravamo presso di voi, vi abbiamo sempre dato questa regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi. Sentiamo infatti che alcuni fra voi vivono una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione. A questi tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità. Ma voi, fratelli, non stancatevi di fare il bene”.                                           (2Ts 3,10-13)

Lettore 2 (dopo la lettura lasciate un minuto di silenzio)

Cominciamo col dire che, indipendentemente dall’essere credenti o meno, riconoscere di essere pigri costa fatica perché naturalmente, istintivamente, diamo un valore positivo alla dedizione, alla sollecitudine, alla prontezza nel fare le cose. E sebbene non sempre riusciamo a non cadere nella pigrizia, recalcitriamo  se qualcuno ce lo fa notare e cominciamo a inanellare a nostra discolpa una sfilza di scuse. […] Poi, pretendiamo dagli altri cura per sé stessi, comportamento eretto e pieno di speranza, e al cospetto di una sciatteria pigra – nel lavarsi, nel vestirsi – o  un’indolenza a volte ciondolante dei movimenti o della camminata ci ritraiamo con disgusto, concludendo subito e senza appello che si tratta di una pigrizia mal combattuta piuttosto che, per esempio, di una depressione o di un’altra qualunque patologia. […] Inoltre, basta guardarsi attorno: bimbi circondati sin da piccolissimi da “maggiordomi” inchinati al loro servizio, pronti ad anticipare ogni loro desiderio, a sostenerli e aiutarli in tutto; mamme stracolme di pacchi all’uscita dal supermercato e “principini” con le mani libere (non dico una cassa d’acqua, ma un pacco di carta igienica potrà pure portarla un bambino, o no?). Ecco, sin da piccolissimi si tende a frustrare la naturale generosità dei bambini e man mano che crescono, come se non bastasse, intervengono teorie pedagogiche – a mio avviso assai discutibili – che non contrastano in alcun modo, ma anzi assecondano la loro pigrizia. Pensate alla calligrafia. Una volta avere una bella scrittura era un vero esercizio spirituale: dovevi tenere in ordine quaderni, e su ogni pagina esercitarti a scrivere le lettere finché non ti riuscivano tonde e perfette. Non era solo una questione di scrittura, ma di educazione alla cura, all’impegno: accontentarsi di una calligrafia orribile significava non contrastare quella pigrizia che oggi è così radicata, quasi ideologicamente, negli adolescenti.

Lettore 3 (dopo la lettura lasciate un minuto di silenzio)

Dice un proverbio bellissimo: “la pigrizia è la stupidità del corpo, la stupidità è la pigrizia dello spirito”. Se rifiutiamo il sacrificio della pazienza, la sofferenza dell’attesa, non impareremo né insegneremo mai nulla. Penso alla madre perfezionista, quella che deve pensare lei a tutto perché tutto sia perfetto, quella a cui importa solo il risultato impeccabile e non ha la pazienza di accompagnare, di insegnare. È solo lei a stirare benissimo, lei a cucinare in modo sublime, lei a fare bucati immacolati e a mettere in ordine in modo impeccabile. La madre perfetta non chiede mai niente, perché qualsiasi prestazione altrui sarebbe inferiore alla sua, e così facendo frustra ogni tentativo dei figli, li impigrisce, tarpa loro le ali sul nascere. E poi, quando sono grandi, si lamenta se li vede lì, sdraiati sul divano, a non fare nulla. […] Oltre al perfezionismo, un altro potente elemento che scatena e alimenta la pigrizia è l’impazienza. Oggi siamo indisponibili alla sofferenza, a quella rassegnata pazienza che richiede l’inizio di ogni cosa, quando non si sa quanto tempo e fatica richiederà per essere portata a termine. In questo senso, mi sento di “scagionare” i giovani o perlomeno di dare loro una bella attenuante: è facile puntare il dito contro di loro, ma sarebbe più sano e onesto fare un po’ di autocritica. Da piccoli, nessuno ha detto a quei ragazzi che la fatica e il sacrificio sono valori importanti, che non tutto può essere sùbito, anzi, che le cose più belle richiedono attesa. In fondo anche l’alcol e la droga sono forme di pigrizia, perché permettono di saltare la fatica del corteggiamento, del dialogo, il sacrificio di farsi conoscere: rendono tutto facile, apparentemente in discesa. Siamo stati noi a trasmettere ai giovani di oggi la cultura dell’ “aiutino” e a demonizzare il sacrificio. Li abbiamo bombardati di tristi e incessanti testimonianze di odio per la fatica e abbiamo instillato in loro il gusto per la vita comoda. [… Ultimo elemento è] la tentazione di dire e di pensare che tutto è inutile, che l’esistenza è priva di valore, così come ogni tentativo di bene. Una tentazione diabolica ormai cristallizzata in una cultura, in un modo di pensare che respiriamo ogni giorno, dovunque andiamo. L’annusiamo nei bar, la leggiamo sui giornali, la vediamo andando al cinema. Ha fagocitato anche l’arte, che una volta aveva il compito di condurre l’uomo al bello, di rendere eterei pure i momenti di dolore. Perché i nostri giovani stanno spiaggiati sul divano? Perché gli abbiamo tolto Dio, e con Lui il senso della vita e del vivere… […] Voglio indicarti allora alcuni luoghi di salvezza da questa tristezza: il canto e la musica in generale (danza compresa), il camminare (fisico, mentale e spirituale), l’esercitare la carità spendendo tempo, la vita liturgica e di preghiera personale.        Tratto da P. Maurizio Botta, Nasi lunghi e gambe corte

Se può essere utile, questa canzone in cui il vizio si presenta https://www.youtube.com/watch?v=kNi8237qeK4

oppure questa intervista a don De Angelis su TV2000 https://www.youtube.com/watch?v=U7jc4bQvOZ4

Domande di riflessione (lasciare almeno 10 minuti di silenzio) e condivisione: rispetto a ciò che ho letto e ascoltato, cosa mi ha colpito in modo particolare? Quale aspetto dell’accidia si avvicina di più alla mia vita (indifferenza, paure, noia, fretta, incostanza, tristezza, indifferenza, atteggiamenti negativi, apatia, svogliatezza, negligenza, disinteresse, disordini personali…)? Cosa fare per uscire da questi momenti? Come stimolare quelli che abbiamo vicino e sono entrati in queste abitudini negative? Cos’è che riempie la mia vita?

Decina del rosario: Padre nostro insieme.

Prima di ogni Ave Maria liberamente si può proporre un’intenzione libera. Gloria al Padre

Preghiamo con la venerabile Madeleine Delbrel (1904-1964):

Signore, che continuamente c’incitasti a star svegli, a scrutare l’aurora, a tenere i calzari e le pantofole, fa’ che non ci appisoliamo sulle nostre poltrone, nei nostri anfratti, nelle culle in cui ci dondola questo mondo di pezza, ma siamo sempre attenti a percepire il mormorio della Tua Voce, che continuamente passa tra le fronde della vita a portare frescura e novità. Fa’ che la nostra sonnolenza non divenga giaciglio di morte e – caso mai – dacci Tu un calcio per star desti e ripartire sempre. 

Segno di croce che conclude la preghiera.