I Cenacoli

Cenacolo di Ottobre 2022 

Giuditta, quando il nemico arriva…

47 – cenacolo ottobre 2022

Carissimi, 

per l’anno pastorale che inizia ho pensato di leggere insieme e far diventare preghiera il testo di fresca edizione “Il libro che ci legge. La Bibbia come mappa del tesoro” di Costanza Miriano. È un libro scritto come se fosse una lettera personale inviata ad amici. Attraverso alcuni personaggi biblici dell’Antico Testamento ci aiuta a leggere la Scrittura non in cerca di conferme – come afferma l’autrice nel suo linguaggio fresco e concreto – “perché il miracolo che succede quando leggi [La Bibbia], la rileggi e la impasti con la vita è che non sei più tu a leggere lei, ma è lei a leggere te. È un testo multistrato e, come tale, va letteralmente consumato: bisogna mangiarlo, digerirlo, assimilarlo”. Non ci resta che partire con il libro di Giuditta, che è stato definito un romanzo biblico, che vuole esprimere un insegnamento su tutti: Dio sta dalla parte del suo popolo e interviene attraverso ciò che potrebbe sembrare debole e indifeso. Affidiamo a Lui tutte le attività che stanno ripartendo. Buon incontro!         don Alessandro

Iniziamo con il Segno di croce. Lasciamo almeno un minuto di silenzio per entrare nella preghiera.

INNO – Cielo nuovo è la tua Parola (Liberto-Di Simone)

Cielo nuovo è la tua Parola, nuova terra la tua carità! 

Agnello immolato e vittorioso, Cristo Gesù, Signore che rinnovi l’universo!

Destati dal sonno che ti opprime, apri gli occhi sulla povertà, 

Chiesa a cui lo Spirito ripete: “ti ho sposata nella fedeltà”. Rit.

Voltati e guarda la mia voce, nessun uomo dice verità! 

Vedi che germoglia proprio adesso questa luce nell’oscurità. Rit.

Apri gli orizzonti del tuo cuore al vangelo della carità;

sciolti sono i vincoli di morte: Io farò di te la mia città. Rit.

Qui potete trovare una presentazione del Libro di Giuditta:

Dal libro di Giuditta (Gdt 8,7-17)

[Giuditta] Era bella d’aspetto e molto avvenente nella persona; inoltre suo marito Manasse le aveva lasciato oro e argento, schiavi e schiave, armenti e terreni che ora continuava ad amministrare. Né alcuno poteva dire una parola maligna a suo riguardo, perché aveva grande timore di Dio. Venne dunque a conoscenza delle parole esasperate che il popolo aveva rivolto al capo della città, perché erano demoralizzati a causa della mancanza d’acqua, e Giuditta seppe anche di tutte le risposte che aveva dato loro Ozia e come avesse giurato loro di consegnare la città agli Assiri dopo cinque giorni. Subito mandò la sua ancella che aveva in cura tutte le sue sostanze a chiamare Cabrì e Carmì, che erano gli anziani della sua città. Vennero da lei ed ella disse loro: «Ascoltatemi, capi dei cittadini di Betùlia. Non è un discorso giusto quello che oggi avete tenuto al popolo, e quel giuramento che avete pronunciato e interposto tra voi e Dio, di mettere la città in mano ai nostri nemici, se nel frattempo il Signore non verrà in vostro aiuto. Chi siete voi dunque che avete tentato Dio in questo giorno e vi siete posti al di sopra di lui in mezzo ai figli degli uomini? Certo, voi volete mettere alla prova il Signore onnipotente, ma non comprenderete niente, né ora né mai. Se non siete capaci di scrutare il profondo del cuore dell’uomo né di afferrare i pensieri della sua mente, come potrete scrutare il Signore, che ha fatto tutte queste cose, e conoscere i suoi pensieri e comprendere i suoi disegni? No, fratelli, non provocate l’ira del Signore, nostro Dio. Se non vorrà aiutarci in questi cinque giorni, egli ha pieno potere di difenderci nei giorni che vuole o anche di farci distruggere dai nostri nemici. E voi non pretendete di ipotecare i piani del Signore, nostro Dio, perché Dio non è come un uomo a cui si possano fare minacce, né un figlio d’uomo su cui si possano esercitare pressioni. Perciò attendiamo fiduciosi la salvezza che viene da lui, supplichiamolo che venga in nostro aiuto e ascolterà il nostro grido, se a lui piacerà.   Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio!

Lettera a Giovanni, uomo impegnato e di successo, in crisi con la moglie Lisa (Costanza Miriano)

Da quando il sacramento vi ha unito, voi due siete un’anima sola, anche se a volte ti sembra che Dio non avrebbe potuto trovare una coppia peggio assortita. Tu ti salvi solo amando Lisa, anche con la sua freddezza, la sua chiusura a quasi tutti, le sue povertà e le sue ferite, la sua storia. C’è da darle atto del fatto che un padre che va in carcere per bancarotta fraudolenta, quando tu sei una bambina e lo credi una specie di santo onnipotente, non aiuta molto a sviluppare la fiducia nel genere maschile. Poi ha trovato te, che effettivamente all’inizio le sei sembrato capace di occupare la nicchia lasciata vuota dal padre. È stata dura anche per lei scoprire che neppure tu sei una divinità, ma solo un uomo; speciale, ma pur sempre un uomo. E quando la delusione reciproca, dopo essersi insinuata sottilmente nelle vostre giornate, ha preso il comando ed è diventata il colore dominante della vostra coppia, è arrivato il nemico, la tentazione, che ti ha mandato il generale Oloferne sottoforma di un’altra donna. La quale, come da manuale, incarna tutte le meravigliose qualità – la dolcezza, l’allegria e specialmente la leggerezza – che ti mancano in Lisa, inserite peraltro in un hardware [aspetto esterno] di tutto rispetto…

Anche nella storia del popolo di Israele, a un certo punto arriva il nemico: Nabucodonosor. Le città di coloro che non si alleano con lui vengono espugnate, saccheggiate, rase al suolo. Quando il temibile esercito – guidato da Oloferne, il migliore dei generali assiri – sta per arrivare nel territorio della Giudea, gli israeliti si terrorizzano. Sono appena tornati dall’esilio, hanno consacrato da poco il loro nuovo tempio, e soprattutto non hanno intenzione di adorare nessuno che non sia Dio. Questa è la prima cosa da ficcarti in testa: devi fiutare il pericolo prima di averlo davanti. Se hai chiaro qual è il tuo schieramento, quale la posta in gioco, qual è il fronte, non puoi aspettare di sbatterci contro. Devi fermarti prima. Leggi e decidi da che parte stai. Se vuoi stare dalla parte di Dio, se gli sei leale perché ormai hai sperimentato che poi lui si occupa di te, che risolve i problemi, ti fascia le ferite, allora non devi fare arrivare Oloferne alle porte della città. Così fanno gli abitanti di una piccola città, Betulia: cominciano a prepararsi alla guerra, costruiscono fortificazioni, bloccano i valichi (a proposito lo sai che l’iPhone ha la funzione “blocca contatto”?). Stupiti dal coraggio dei nemici, gli assiri chiedono informazioni e scoprono la storia della salvezza, l’esodo del popolo di Israele dall’Egitto, “perché un Dio che odia il male è in mezzo a loro”. Prova a fare mente locale della tua personale storia della salvezza, Giovanni. Vedrai che anche tu ne hai una miracolosa da raccontare: Dio è stato tanto buono con te, e talvolta è prezioso farne memoria. Molte cose le so, molte le intuisco appena. Ma tu ri-cor-datele, cioè, letteralmente, riportale al cuore.

Oloferne ascolta la storia del popolo di Israele, ma non ne rimane affatto impressionato. Promette di sterminarli tutti, quegli uomini che osano non arrendersi. Innanzitutto, toglie a Betulia le vie di approvvigionamento e blocca le cisterne dell’acqua, mettendovi a guardia schiere di uomini armati. Anche con te il nemico ha fatto così: ha bloccato i rifornimenti al tuo matrimonio, lasciandoti solo seratine sul divano con tua moglie che russa in tenuta da contadina siberiana. E ti ha lasciato anche dei figli adolescenti in assetto di guerra; solo che avrebbero dovuto avere davanti un fronte compatto tra te e Lisa, invece hanno trovato due disertori impegnati soprattutto ad accusarsi fra loro. Come voi due, anche gli abitanti della città di Betulia hanno l’animo in preda all’abbattimento. L’esercito li circonda, e loro rimangono senza rifornimenti. Il popolo, assetato e disperato, comincia a chiedere ai capi di dichiarare la resa ma questi ottengono che la città provi a resistere altri cinque giorni. A questo punto entra in scena Giuditta. Quando viene a sapere che la città ha deciso di arrendersi, convoca i capi e li rimprovera per aver tentato di imporre un ultimatum a Dio [come è descritto dalla citazione biblica iniziale].

Giuditta sa che dalla resistenza di Betulia dipende la salvezza di un intero popolo – esattamente come avviene per ognuno di noi – cambiano solo le dimensioni del popolo. Ma chi combatte per Dio sa che non è mai questione di starsene con le mani in mano, Giuditta ha un progetto solido, parte dalla preghiera. Una supplica che sale dal cuore, una di quelle che puoi solo fare quando sei disperato: ogni fibra del tuo essere sta supplicando, sapendo che c’è qualcosa da cui dipende la tua stessa vita. Rimanere soli e senza nulla: questo è il rischio. Nelle nostre vite di occidentali del XXI secolo, decidere di non cedere al re assiro non significa rischiare la vita, ma vuol dire lasciare a Dio il comando sul nostro cuore. Per te, Giovanni, vuol dire aderire di nuovo, con tutto te stesso, alla tua storia e al tuo matrimonio; per qualcun altro significherà perdonare i propri genitori, o finirla di litigare per un’eredità, o rinunciare a un lavoro che porta fuori strada, oppure smettere di seguire emozioni e sentimenti pazzi…

Dopo aver pregato, Giuditta sa bene cosa fare. Si veste con i suoi abiti e gioielli migliori, si fa bellissima e va al campo degli assiri, dicendo di voler abbandonare il suo popolo e svelare a Oloferne il segreto per sconfiggere la città. Come ogni donna che si rispetti, anche Giuditta riesce a ingannare Oloferne – che sarà anche stato il più grande generale – ma è pur sempre un uomo davanti a una donna bellissima che non fa nulla per fargli capire che non starà mai con lui. E dopo un lauto banchetto va nella tenda con lui, che però è ubriaco fradicio. I servi si allontanano e quando lui si addormenta Giuditta si avvicina al letto, prende la scimitarra del condottiero e lo colpisce staccandogli la testa. Ritornata con la testa del nemico a Betulia, incoraggia i capi a organizzare un attacco per liberarsi dall’assedio. Anche tu, Giovanni, devi ritornare vittorioso nella tua casa, nella tua famiglia, nella tua storia. Ma prima è necessario che tu lo scelga, che tu lo voglia, e puoi volerlo solo se decidi che l’ultima parola sulla tua vita ce l’ha Dio, non i tuoi desideri o le emozioni o quei mezzi pensieri poco più che istintivi che spesso sembrano prendere il comando. E quindi ti chiedo – e chiedo anche a me stessa, perché penso di non essere così lontana dalla tua condizione: sei certo di avere davvero incontrato il Signore? Di avergli permesso di riempire il tuo cuore in ogni spazio possibile? Perché come una non può essere leggermente incinta, non si può essere solo un po’ credenti!

Riflessione (lasciare almeno 10 minuti di silenzio) e condivisione: Cosa mi ha colpito? Faccio memoria della mia storia? Quale insidie ci sono oggi per la mia famiglia? Quali scoraggiamenti? Come li affronto?

Decina del rosario: Padre nostro (insieme), 10 Ave Maria con intenzioni e Gloria al Padre.

Preghiamo alternandoci con queste le parole di Giuditta (Gdt cap. 16):

Intonate un inno al mio Dio con i tamburelli, cantate al Signore con i cimbali, componete per lui un salmo di lode; esaltate e invocate il suo nome! 

Poiché il Signore è il Dio che stronca le guerre; ha posto il suo accampamento in mezzo al popolo, mi ha salvata dalle mani dei miei persecutori. Il Signore onnipotente li ha respinti con la mano di una donna! 

Canterò al mio Dio un canto nuovo: Signore, grande sei tu e glorioso, mirabile nella potenza e invincibile. 

Ti sia sottomessa ogni tua creatura: perché tu hai detto e tutte le cose furono fatte, hai mandato il tuo spirito e furono costruite, nessuno resisterà alla tua voce. 

I monti sulle loro basi sussulteranno insieme con le acque, davanti a te le rocce si scioglieranno come cera; ma a coloro che ti temono tu sarai sempre propizio. Amen.

Segno di croce che conclude la preghiera.