I Cenacoli

INNO 2016/19 – Testimoni dell’Amore

NUOVO INNO: LA VERA GIOIA (Frisina)

Testo del cenacolo n.34 di gennaio 2021

GENNAIO 2021

Il Gloria e la Colletta

Carissimi, il tempo di Natale che si conclude in questi giorni ci ha fatto nuovamente pregare il Gloria. Il cammino di riscoperta della Messa che stiamo vivendo ci aiuti a far diventare la nostra vita un inno di lode, di benedizione e ringraziamento al Signore della vita. Questo nuovo anno allontani l e fatiche che abbiamo vissuto e ci aiuti ad affrontare quelle che ci attendono, sapendo che il Signore è venuto in questo mondo per non abbandonarlo più e per dirci che ci è sempre vicino. Buona preghiera e buon anno! don Alessandro

Iniziamo con il Segno di croce

Preghiera (letta da chi conduce l’incontro… chiudiamo gli occhi)

  Signore, nell’Eucaristia ci hai lasciato il dono più grande, la Tua stessa presenza. Sappiamo che sei presente in tanti modi nella nostra vita, ma soprattutto quando ci riuniamo per glorificare il Tuo Nome. Aiutaci a dare peso a ciò che conta, a far risuonare la Tua Parola nel nostro cuore, a far risplendere la Tua bellezza e bontà attraverso la nostra vita e le nostre scelte.

Lasciamo almeno un minuto di silenzio.

INNO – La vera gioia (Frisina) https://www.youtube.com/watch?v=034LnZ8eMuk

  La vera gioia nasce nella pace, la vera gioia non consuma il cuore, è come fuoco con il suo calore e dona vita quando il cuore muore; la vera gioia costruisce il mondo e porta luce nell’oscurità.

  La vera gioia nasce dalla luce, che splende viva in un cuore puro, la verità sostiene la sua fiamma perciò non tiene ombra né menzogna, la vera gioia libera il tuo cuore, ti rende canto nella libertà.

  La vera gioia vola sopra il mondo ed il peccato non potrà fermarla, le sue ali splendono di grazia, dono di Cristo e della sua salvezza e tutti unisce come in un abbraccio e tutti ama nella carità. (bis)

Preghiamo con queste parole di Santa Teresa d’Avila…

Nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Tutto passa, solo Dio non cambia. La pazienza ottiene tutto. Chi ha Dio non manca di nulla: solo Dio basta! Il tuo desiderio sia vedere Dio, il tuo timore, perderlo; il tuo dolore, non possederlo; la tua gioia sia ciò che può portarti verso di lui e vivrai in una grande pace.

Lettore 1 (dopo la lettura lasciate un minuto di silenzio)

“C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama». Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l’un l’altro: «Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.”                                                                                                                                                

(Lc 2,8-20)

Lettore 2 (dopo la lettura lasciate un minuto di silenzio)

Nel percorso di catechesi sulla celebrazione eucaristica, abbiamo visto che l’Atto penitenziale ci aiuta a spogliarci delle nostre presunzioni e a presentarci a Dio come siamo realmente, coscienti di essere peccatori, nella speranza di essere perdonati. Proprio dall’incontro tra la miseria umana e la misericordia divina prende vita la gratitudine espressa nel “Gloria”, «un inno antichissimo e venerabile con il quale la Chiesa, radunata nello Spirito Santo, glorifica e supplica Dio Padre e l’Agnello». L’esordio di questo inno – “Gloria a Dio nell’alto dei cieli” – riprende il canto degli Angeli alla nascita di Gesù a Betlemme, gioioso annuncio dell’abbraccio tra cielo e terra. Questo canto coinvolge anche noi raccolti in preghiera: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini amati dal Signore».

Dopo il “Gloria”, oppure, quando questo non c’è, subito dopo l’Atto penitenziale, la preghiera prende forma particolare nell’orazione denominata “colletta”, per mezzo della quale viene espresso il carattere proprio della celebrazione, variabile secondo i giorni e i tempi dell’anno. Con l’invito «preghiamo», il sacerdote esorta il popolo a raccogliersi con lui in un momento di silenzio, al fine di prendere coscienza di stare alla presenza di Dio e far emergere, ciascuno nel proprio cuore, le personali intenzioni con cui partecipa alla Messa. Il sacerdote dice «preghiamo»; e poi, viene un momento di silenzio, e ognuno pensa alle cose di cui ha bisogno, che vuol chiedere, nella preghiera.

Il silenzio non si riduce all’assenza di parole, bensì nel disporsi ad ascoltare altre voci: quella del nostro cuore e, soprattutto, la voce dello Spirito Santo. Nella liturgia, la natura del sacro silenzio dipende dal momento in cui ha luogo: «Durante l’atto penitenziale e dopo l’invito alla preghiera, aiuta il raccoglimento; dopo la lettura o l’omelia, è un richiamo a meditare brevemente ciò che si è ascoltato; dopo la Comunione, favorisce la preghiera interiore di lode e di supplica». Dunque, prima dell’orazione iniziale, il silenzio aiuta a raccoglierci in noi stessi e a pensare al perché siamo lì. Ecco allora l’importanza di ascoltare il nostro animo per aprirlo poi al Signore. Forse veniamo da giorni di fatica, di gioia, di dolore, e vogliamo dirlo al Signore, invocare il suo aiuto, chiedere che ci stia vicino; abbiamo familiari e amici malati o che attraversano prove difficili; desideriamo affidare a Dio le sorti della Chiesa e del mondo. E a questo serve il breve silenzio prima che il sacerdote, raccogliendo le intenzioni di ognuno, esprima a voce alta a Dio, a nome di tutti, la comune preghiera che conclude i riti d’introduzione, facendo appunto la “colletta” delle singole intenzioni. Raccomando vivamente ai sacerdoti di osservare questo momento di silenzio e non andare di fretta: «preghiamo», e che si faccia il silenzio. Raccomando questo ai sacerdoti. Senza questo silenzio, rischiamo di trascurare il raccoglimento dell’anima.

Il sacerdote recita questa supplica, questa orazione di colletta, con le braccia allargate è l’atteggiamento dell’orante, assunto dai cristiani fin dai primi secoli – come testimoniano gli affreschi delle catacombe romane – per imitare il Cristo con le braccia aperte sul legno della croce. E lì, Cristo è l’Orante ed è insieme la preghiera! Nel Crocifisso riconosciamo il Sacerdote che offre a Dio il culto a lui gradito, ossia l’obbedienza filiale. Nel Rito Romano le orazioni sono concise ma ricche di significato: si possono fare tante belle meditazioni su queste orazioni. Tanto belle! Tornare a meditarne i testi, anche fuori della Messa, può aiutarci ad apprendere come rivolgerci a Dio, cosa chiedere, quali parole usare. Possa la liturgia diventare per tutti noi una vera scuola di preghiera.                                

(Papa Francesco, udienza del 10/1/2018)

Se potete ascoltate questa composizione di Orlando di Lasso (XVI sec.) chiudendo gli occhi e regalandovi qualche istante di paradiso https://www.youtube.com/watch?v=yG2MDb-QA2g

Domande di riflessione (lasciare almeno 10 minuti di silenzio) e condivisione: rispetto a ciò che ho letto e ascoltato, cosa mi ha colpito in modo particolare? Sento che la mia vita è fatta per la maggior gloria di Dio? Cos’è importante per me? Quali sono i falsi problemi per cui devo smettere di preoccuparmi? Cerco l’armonia e la bellezza (cosa ben diversa dal lusso) nella mia vita? Ho il desiderio di assaporare la gioia del paradiso? Cosa porto nella preghiera? Come mi cambia la preghiera? Mi raccolgo quando prego?

Decina del rosario: Padre nostro insieme.

Prima di ogni Ave Maria liberamente si può proporre un’intenzione libera. Gloria al Padre

Preghiamo alterandoci:

Quando siamo tentati a essere superficiali: aiutaci a dare peso alle nostre parole, scelte e atteggiamenti.

Quando siamo tentati a essere autoreferenziali: aiutaci ad accogliere la centralità della Tua presenza.

Quando siamo tentati a pensarci padroni del mondo: aiutaci a stare al nostro posto di creature.

Quando siamo tentati a far prevalere le nostre opinioni: aiutaci a essere eco di una Parola più grande.

Quando siamo tentati a pensare che tutto dipenda da noi: aiutaci a fare spazio alla Tua volontà che redime.

Quando siamo tentati di ridurre tutto alla dimensione di questa terra: aiutaci ad alzare lo sguardo verso il cielo.

Quando siamo tentati a pensare solo al nostro interesse: aiutaci ad avere un cuore mendicante di salvezza.

Quando siamo tentati a escluderti dalla nostra vita: aiutaci a farTi entrare nel nostro tempo affinché un giorno possiamo entrare nel Tuo orizzonte eterno di vita!

Segno di croce che conclude la preghiera.