Battesimo

I Battesimi sono celebrati i primi sabati/domeniche del mese durante la Santa Messa festiva. Alle 18,30 del sabato oppure alle 10 della domenica in parrocchia a piccoli gruppi (al massimo di 4 bambini). È possibile battezzare anche nella Veglia Pasquale l’11 aprile alle ore 21 (non nella notte o nel giorno di Natale). La preparazione al battesimo verrà fatta, salvo diverse indicazioni, il sabato della settimana precedente alla celebrazione alle ore 17 nel Salone don Bosco. Quel sabato, inoltre, durante la Santa Messa delle 18,30 ci sarà l’accoglienza e la presentazione delle famiglie e dei bambini che la settimana successiva saranno battezzati.

Iscriversi al battesimo negli orari in cui riceve il parroco almeno due mesi prima della data della celebrazione.

Catechesi sul Battesimo

(don Alessandro)

GLI ELEMENTI DEL BATTESIMO

Ci soffermiamo inizialmente sui gesti, sugli elementi simbolici che vediamo quando si celebra il primo Sacramento. Come sempre i gesti dicono molto di più con il loro linguaggio simbolico… pensiamo cosa significa regalare un fiore!

Il primo segno è l’ACQUA. Da cui prende nome il Battesimo, che letteralmente vuol dire IMMERSIONE. L’acqua è un segno che affascina. A tutti piace andare al mare, guardarlo, fissare i colori che riflette, pensare. Che fascino e che importanza hanno le maree! Pensiamo a quale senso di gioia e libertà danno i ruscelli in montagna; quante volte nelle giornate uggiose ci fermiamo a guardare dalla finestra la pioggia, e ci facciamo pensosi. L’acqua è fonte di vita. Noi prima di nascere stiamo nove mesi nel liquido amniotico, siamo fatti d’acqua, l’acqua è vita. Se non piove tutto secca, se non beviamo si muore in poche ore. L’acqua lava. Inzuppa. L’acqua viene dall’alto e dal basso, ci avvolge. Essere immersi nell’acqua fa piacere, ma se qualcuno ci tiene la mano sulla testa ci divincoliamo e la cosa che più desideriamo è respirare. L’acqua è anche distruzione, dona e prende: il diluvio, il naufragio, le tempeste, lo tsunami. Le acque possono essere torbide, inquinate. Nelle tradizioni religiose l’acqua è sempre presente. Tutti abbiamo in mente, ad esempio, il bagno nel Gange degli induisti. Ancora, c’è una ricchezza d’acqua eccezionale nella Bibbia: lo Spirito “che aleggiava sulle acque” durante la creazione; gli ebrei che lasciano alle spalle la schiavitù passando il Mar Rosso;  Mosè che durante l’esodo fa scaturire l’acqua dalla roccia per dissetare il popolo; Ezechiele (36,16-36) che promette che Dio ci darà un cuore nuovo aspergendoci con acqua pura; Gesù che entra nelle acque del Giordano, trasforma l’acqua in vino a Cana, al pozzo di Giacobbe incontra la Samaritana promettendo una sorgente che disseterà per sempre. Anche sulla croce dal cuore di Gesù esce sangue e acqua. È Lui che dice “andate e battezzate” (Mt 29,19): è volere Suo! Tutti questi aspetti ci ricordano simbolicamente la morte e la vita. Essere immersi e uscire dall’acqua vuol dire essere immersi nel mistero di un Dio che ci è essenziale come l’acqua: se non c’è Lui non c’è niente! 

Questo richiamo alla morte e risurrezione di Cristo viene ripreso anche dagli altri elementi simbolici: 

– la CANDELA ci ricorda la veglia pasquale quando il buio della morte viene sconfitto dalla potenza della luce che entra nella chiesa e fa accendere la fede;

– l’ABITO BIANCO che parla della dignità di essere figli. Anticamente nella notte di Pasqua veniva dato un abito bianco (chiamato alba) che i nuovi battezzati dovevano portare per una settimana. Nella domenica successiva si restituiva questo abito; ancora adesso la liturgia chiama “in albis” la domenica dopo Pasqua.

– l’unzione con l’OLIO – presente anche in altri Sacramenti (Cresima, Ordine e Unzione dei malati) – segno della forza e del gusto della fede. Si ungono i lottatori, si condiscono i cibi con l’olio. Nel Battesimo si riceve l’olio dei catecumeni e l’olio profumato chiamato “crisma”. 

– il NOME che ci viene affidato, che normalmente dovrebbe essere legato a un Santo e ha un significato. Sappiamo il significato del nostro nome? La storia del nostro Santo?

UN PO’ DI STORIA

Il Battesimo non è un talismano o un rito scaramantico. C’è una storia che toccheremo solo a punti che ci mostra come siamo arrivati a celebrarlo oggi.

  • All’inizio c’è il mandato di Cristo risorto agli apostoli: Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28,19).
  • Negli Atti degli apostoli troviamo Pietro e Paolo (e in generale tutti i discepoli) che annunciano e battezzano, proprio come Cristo ha detto loro di fare.
  • San Paolo nelle sue lettere parla spesso del Battesimo come realtà fondamentale: “siamo battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo” (1 Cor 12,13). La prima lettera ai Corinzi, la lettera ai Romani e ai Colossesi spesso riprendono il tema del Battesimo.
  • San Giustino nel 155 in un libro chiamato Apologia descrive come i primi cristiani venivano introdotti da adulti nella comunità cristiana, ponendo l’accento sulla conversione, il digiuno e la preghiera. Parlando di RIGENERAZIONE (nuova nascita) e ILLUMINAZIONE (dell’intelligenza), scrive: “noi preghiamo e digiuniamo con loro. Poi li conduciamo in un luogo dove ci sia dell’acqua, e là vengono rigenerati con lo stesso tipo di rigenerazione che ha rigenerato noi, perché si immergano nell’acqua nel nome del Padre dell’universo e Dio sovrano, di Gesù Cristo nostro Salvatore e dello Spirito Santo… su Colui che ha scelto di rinascere e si pente dei propri peccati, s’invoca il nome di Dio… questo bagno prende il nome di illuminazione, perché intendiamo dire che si illumina l’intelligenza di coloro che apprendono queste cose… subito dopo  il battezzato veniva condotto al luogo dove erano gli altri fratelli e lì portavano pane e vino per l’Eucaristia”.
  • Altri testi antichi come Didachè e Tradizione apostolica ci raccontano delle usanze del II secolo nella prima comunità.
  • Poi c’è tutta la riflessione di Tertulliano, San Basilio, Sant’Agostino e dei padri nella Chiesa del IV – V secolo che approfondiscono l’essenzialità del Battesimo sopratutto come risposta alle tante controversie del periodo (da cui nascono le eresie di quel tempo e le prime divisioni nella Chiesa). Viene approfondito da loro il concetto di peccato originale, le conseguenze dell’essere figli di Dio e dell’appartenere alla Chiesa.

Inizialmente il Battesimo era per gli ADULTI che intraprendevano un cammino che si chiamava “CATECUMENATO”. Il Catecumenato era ed è un cammino di inserimento nella comunità cristiana che durava circa due anni e si concludeva con la notte di Pasqua (unico momento in cui si riceveva il Battesimo). Bisogna registrare che già nei primi secoli le famiglie diventate cristiane chiedevano che anche i loro bambini entrassero da subito nella comunità cristiana. Già negli Atti degli Apostoli San Paolo (cap. 16) battezza una certa Lidia con tutta la famiglia. Nel III sec. il Battesimo dei bambini era una conseguenza di quello dato agli adulti. Con il passare del tempo e con la diffusione nel cristianesimo (finite le persecuzioni grazie a Costantino che si converte) il Battesimo dei BAMBINI diventa quasi l’unica forma esistente dopo il VI sec., spostando l’attenzione sui genitori che si impegnano a educare nella fede i loro figli, dopo che per due secoli invalse l’usanza di battezzarsi quasi alla fine della vita per essere “perfetti” e senza peccato. 

Oggi quando pensiamo al Battesimo rischiamo di riferirci alla “festicciola” con protagonista un bambino ignaro di tutto ciò che gli sta accadendo (quasi fosse la festa della nascita). In realtà è l’eredità di una storia antica; tanto che quando si celebra il Sacramento ci sono tanti riti e momenti, proprio perché erano celebrate tante tappe per gli adulti nel cammino catecumenale (infatti si riceve l’olio dei catecumeni!). Praticamente nella storia si è preferito – data la riflessione che c’è stata in questo processo storico – dare prima il Battesimo e poi differire gli altri Sacramenti dell’Iniziazione lasciando la catechesi e la conoscenza dei misteri a dopo. Il Battesimo era il termine di un cammino di conversione e una scelta responsabile. Dovremmo ragionarci facendoci un’idea su cosa vuol dire questo in una società che ha perso il riferimento alla fede: “non mi sposo, non battezzo e non faccio la prima comunione perché non ho soldi”…

QUALI SONO I FRUTTI DEL BATTESIMO? 

COSA FORNISCE ALLA NOSTRA VITA?

Dice Youcat, il Catechismo dei giovani: “Il Battesimo è il passaggio dal regno della morte alla vita; la porta di ingresso nella  Chiesa e l’inizio di una permanente comunione con Dio” (n. 194). “Con il Battesimo diveniamo membri del corpo di Cristo, sorelle e fratelli del nostro Salvatore e figli di Dio. Veniamo liberati dal peccato, strappati dalla morte e siamo da quel momento destinati alla gioia dei redenti” (n. 200). Lo stesso Catechismo cita Benedetto XVI: “Essere battezzato significa che la mia personale storia di vita viene immersa nella corrente dell’amore di Dio”. Cita anche il card. Newman che affermava: “Sono chiamato a essere qualcosa per la quale nessun altro è stato chiamato: ho un posto nel disegno di Dio che nessun altro ha. Che io sia ricco o che sia povero, disprezzato o onorato dagli uomini, Dio mi conosce e mi chiama per nome”.

Dietro ai segni del Sacramento si nasconde una realtà fondamentale: IL NOSTRO NOME ENTRA NEL NOME DI DIO PADRE, FIGLIO E SPIRITO SANTO. Ovvero siamo impastati di divino. Cosa vuol dire questo?

1. Siamo battezzati nel nome del Padre CREATORE. Ciò richiama al fatto che la vita è DONO, non una pretesa, né un peso. Il Battesimo dice che entriamo nell’orizzonte della fede e di una vita più grande, come diceva il prof. Ratzinger nel suo testo Introduzione al Cristianesimo: “chi dice io credo fa un’opzione per l’invisibile ovvero afferma che ciò che fonda la realtà, l’esistenza è un Altro”.

Poi ci ricorda che la vita su questa terra è precaria e con tante fatiche, la prima è il peccato. Il Battesimo ci libera dal PECCATO ORIGINALE, quello di Adamo ed Eva. Nel racconto biblico ci viene ricordato che ci allontaniamo da Dio quando pensiamo di essere noi Dio! Come si vedono le conseguenze del peccato originale nella storia di ieri e di oggi: Hitler, i regimi comunisti, la presunzione attuale di voler intervenire sulla natura quasi fossimo noi i creatori.

La terza realtà che ci viene ricordata è l’essere FIGLI DI DIO, questo non verrà mai meno! Questa parola rischia di non dirci più niente, ma se la gustiamo, ci rendiamo conto quale grande vocazione è l’essere genitore: dare la vita in un legame che non verrà mai meno, anche se le strade si dividessero. Il DNA ne è una prova. Noi abbiamo un DNA spirituale: il Battesimo ci imprime un CARATTERE (un segno spirituale indelebile) che cambia la nostra realtà… Dio ci adotta! Da creature diveniamo figli e, quindi, eredi delle Sue promesse. Dovremmo risvegliare il nostro senso battesimale. Ciò che deve nutrirci interiormente è una sete di felicità che ci fa maturare cercando, incontrando e amando Dio. Ogni tanto pensiamo che si è cristiani se si fanno battezzare i figli, benedire la casa, prendere le palme nella settimana santa. Tutte queste cose sono importanti per alimentare il nostro senso di Dio, ma senza l’incontro autentico che sprigiona gioia e bellezza diventeranno ben presto doveri sterili. Alcune domande ci possono aiutare: sono capace di accogliere e donare? So che sono importante agli occhi di Dio, amato, che mi ha scelto per qualcosa che solo io potrò fare? Accetto con serenità quello che sono e che ho? Combatto le cattive inclinazioni? Sono capace di scelte che non vengono meno?

2. Siamo battezzati nel nome del Figlio. Durante il battesimo di Gesù così lo chiama la voce del Padre (Mt 3,13-17). Lui si mette in fila con i peccatori per incontrarli e salvarli. Ma il nostro Battesimo non è solo un battesimo di penitenza (anche, infatti diciamo nel Credo che “Crediamo in un solo battesimo per la remissione dei peccati”), ma è un Battesimo in Cristo. È una configurazione a Lui. Siamo morti e risorti con Cristo, il Suo destino è il nostro, diventiamo figli nel Figlio. Chiediamoci se siamo affascinati da Cristo, se le Sue parole entrano dentro, ci cambiano oppure no, se vogliamo vivere come Lui ha vissuto, se abbiamo il desiderio di incontrarlo. Diventare cristiani vuol dire diventare di Cristo, come Cristo, fare parte del Suo Corpo! San Paolo e i Padri parlano della Chiesa proprio come Corpo di Cristo.

3. Siamo battezzati nel nome dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo è l’Amore che lega il Padre con il Figlio. Se il Padre è colui che ama, il Figlio è colui che è amato, lo Spirito è l’amore. Se c’è questo c’è tutto, se non c’è potremmo possedere ogni cosa e, in fin dei conti, non avere niente. 

Le conseguenze di essere immersi nello Spirito sono tre:

– Ricordarci che è lo Spirito che da vita, senza di esso il corpo è un cadavere. Ci ricorda che l’interno vale più che l’esterno (non che l’esterno non debba essere curato, per carità). Se c’è un primato della “spiritualità” si è semplicemente più uomini. La cura esclusiva dell’apparenza in realtà mortifica e spesso uccide davvero: cosa non si fa per ciò che passa! Le realtà dello Spirito non passano, non diventano mai vecchie o fuori moda.

– Ci ricorda che entriamo a fare parte del Popolo santo di Dio che è la Chiesa, ci incorpora a essa. Non ci si salva da soli. Un battezzato scopre che non è solo, che c’è una famiglia. Su questa terra nessuna famiglia è perfetta, ma non si può parlare della Chiesa come se fosse qualcosa di altro da me. Lo Spirito ci fa Chiesa, ci richiede una presenza fisica, non solo ideale! 

– Ci dice che il traguardo della nostra vita è la santità, che è l’incontro con Dio: la mia meta definitiva qual è? Voglio diventare santo? Vivo per incontrare Dio al termine dell’esistenza?

Riprendiamo la domanda sul senso del battesimo dei bambini nel contesto attuale. Alla luce di ciò che ho detto fin qui quale giudizio possiamo dare? Se il Battesimo degli adulti sottolineava la scelta di fede della persona singola che desiderava entrare nel cammino cristiano rendendone più convinta la testimonianza e l’adesione, il Battesimo dei bambini sottolinea la gratuità di Dio che opera attraverso e oltre noi. E come le cose importanti ci sono state date senza essere richieste, così anche la fede. Certo che c’è una condizione che dovrebbe essere richiesta: la ricerca di fede dei genitori e l’impegno a educare in essa. Sta tutto lì. È vero che una buona cosa è l’accoglienza e l’apertura a tutti, ma questa deve avere delle garanzie. Già nel 1980 un’istruzione della Congregazione della fede diceva questo:

“Potrebbe capitare che si rivolgano ai parroci dei genitori poco credenti e praticanti solo occasionalmente, o anche non cristiani, i quali per motivi degni di considerazione chiedono il Battesimo per il loro bambino. In questo caso si cercherà, con un colloquio perspicace e pieno di comprensione, di suscitare il loro interesse per il Sacramento che chiedono e di richiamarli alla responsabilità che si assumono. La Chiesa, infatti, non può venire incontro al desiderio di questi genitori, se essi non danno la garanzia che, una volta battezzato, il bambino riceverà l’educazione cattolica richiesta dal Sacramento; essa deve avere la fondata speranza che il Battesimo porterà i suoi frutti. Se le garanzie offerte — ad esempio la scelta di padrini e madrine che si prenderanno seria cura del bambino, o l’aiuto della comunità dei fedeli — sono sufficienti, il sacerdote non potrà rifiutarsi di amministrare senza indugio il Battesimo, come nel caso dei bambini di famiglie cristiane. Ma se le garanzie sono insufficienti, sarà prudente differire il Battesimo; tuttavia i parroci dovranno mantenersi in contatto con i genitori, in modo da ottenere da essi, per quanto è possibile, le condizioni richieste da parte loro per la celebrazione del Sacramento. Se poi non fosse possibile neppure questa soluzione, si potrebbe proporre, come ultimo tentativo, l’iscrizione del bambino in vista di un catecumenato, all’epoca della scolarità”.

Accogliere non vuol dire svendere o accontentare, ma cercare di fare la cosa più giusta e coerente. Questo è uno sforzo che oggi dobbiamo fare tutti consigliando, dando le ragioni, osandosi anche di suggerire di non fare un Battesimo per fare una festa; oppure di dare la disponibilità a seguire e affiancare davvero il percorso di questi bambini con genitori indifferenti dando una testimonianza affascinante di fede. Questo è difficile perché ci mette in discussione.

Tutto questo è il Battesimo. Se ci facciamo la domanda: “è necessario alla salvezza”? La risposta è: Si!

Scrive il Catechismo della Chiesa Cattolica:

Il Signore stesso afferma che il Battesimo è necessario per la salvezza [Cf dialogo con Nicodemo: Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio Gv 3,5]. Per questo ha comandato ai suoi discepoli di annunziare il Vangelo e di battezzare tutte le nazioni. Il Battesimo è necessario alla salvezza per coloro ai quali è stato annunziato il Vangelo e che hanno avuto la possibilità di chiedere questo Sacramento. La Chiesa non conosce altro mezzo all’infuori del Battesimo per assicurare l’ingresso nella beatitudine eterna; perciò si guarda dal trascurare la missione ricevuta dal Signore di far rinascere “dall’acqua e dallo Spirito” tutti coloro che possono essere battezzati. Dio ha legato la salvezza al Sacramento del Battesimo, tuttavia egli non è legato ai suoi Sacramenti” (n. 1257).

Ricorda anche il Battesimo di desiderio: “dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire a contatto, nel modo che Dio conosce, col Mistero pasquale. Ogni uomo che, pur ignorando il Vangelo di Cristo e la Sua Chiesa, cerca la verità e compie la volontà di Dio come la conosce, può essere salvato.  È

 lecito supporre che tali persone avrebbero desiderato esplicitamente il Battesimo, se ne avessero conosciuta la necessità” (n. 1260).

E il Battesimo di sangue, quello del martirio…

Festeggiamo il Battesimo? Ringraziamo tutti i giorni con la vita per questo dono?